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I Macchiaioli

acquerello-goliardico Nella seconda metà dell'Ottocento, si forma a Firenze il movimento artistico più importante, quello dei Macchiaioli. Il movimento nasce dagli incontri di un gruppo di giovani artisti attivi intorno al 1850 presso il Caffè Michelangelo (Michelangiolo) di Firenze in via Larga (oggi via Cavour), i quali, provenienti da ogni parte d'Italia, incarnano un senso di disagio che identificava gli spiriti di ribellione sociale e politica con un'attiva volontà di riforma in senso "europeo" dei generi pittorici affermati come il Romanticismo Storico.

Il termine "Macchiaioli" , infatti, venne coniato nel 1862 da un anonimo recensore della "Gazzetta del Popolo" che così, in senso dispregiativo, aveva definito quei pittori che proponevano una pittura antiaccademica atta a riprodurre l'impressione del vero, volta a cogliere il senso più che l'apparenza delle cose, attraverso la tecnica abbreviata e diretta della macchia. Ed è proprio nel 1856, anno cruciale di questi innovatori, che si ha la nascita della pittura a "Macchia". In questa nuova pittura, l'evidenza dell'oggetto, della figura, dell'atmosfera stessa è ottenuta non col disegno, la velatura, il chiaroscuro plastico, ma con tocchi precisi di colore per contrasto di scuri su chiari e viceversa; i volumi e le ombre sono dati solo dai colori, mentre le prospettive e gli spazi sono resi dai toni graduati della luce, tecnica che coglie il senso e l'atmosfera delle cose, prima della loro apparenza. I Macchiaioli, quindi, abolirono il chiaroscuro per dipingere ad accostamenti di colore-ombra e colore-luce, ottenendo effetti di grande luminosità di suggestiva resa atmosferica e semplificarono il paesaggio fino alle sue strutture essenziali. La "Macchia" è anche figlia di una nuova tecnica francese: il "Ton gris", cioè quel particolare modo di ritrarre il vero di natura riflettendo sopra uno specchio nero che ne filtrava nettamente i contrasti di chiaro e di scuro.

Introdotto dall' "europeizzato" Saverio Altamura, questo stile implementò la già vivace volontà innovativa di questi giovani artisti stimolando il contatto con la natura. michelangeloInfatti, dipingere en plein air è un'altra delle parole d'ordine, insieme ad un tipo di rappresentazione della realtà volta a sottolineare gli aspetti quotidiani ed autentici della vita, in opposizione alla retorica accademica ed enfatica delle pittura di genere. Castiglioncello è il luogo che più ha connotato, dopo il Caffè, la creatività dei pittori Macchiaioli. La scoperta del posto avvenne grazie a Diego Martelli. Tra i beni da lui ereditati nel 1861, alla morte del padre, vi era infatti una grande proprietà situata a Castiglioncello: oltre 800 ettari che dalla marina del golfo si estendevano sulle colline, fino a Nibbiaia. L'affettuosa ospitalità di Diego permise che Castiglioncello divenisse sede di un vivace cenacolo artistico.
A far considerare questo luogo come dimora ideale per meditare su una nuova concezione pittorica, fu la rivelazione di uno scenario di incontaminata bellezza: la moda della villeggiatura al mare non era ancora molto diffusa e ben poche erano le costruzioni che alteravano la natura della costa. I Macchiaioli concorsero a seconda del temperamento di ciascuno, a rendere quell'esperienza figurativa determinante per avviare la loro ricerca verso una trasposizione lirica ed evocativa della natura. Qui la loro concezione di natura e pittura en plein air ha raggiunto la massima espressione. L'arte di questi pittori come la definì Adriano Cecioni teorico e critico del movimento, assieme a Diego Martelli, consisteva: "nel rendere le impressioni che ricevevano dal vero col mezzo di macchie di colori di chiari e di scuri". Proprio il critico Diego Martelli, al suo ritorno da Parigi, nel corso di un importante conferenza sugli impressionisti fatta a Livorno nel 1879, parla del Caffè Michelangelo ,descrivendolo come un luogo ricco di discussioni sui problemi dell'arte e di come la cultura figurativa locale si fosse diffusa, uscendo così dai limiti della provincia toscana internazionalizzandosi.
Da questa teoria prende le mosse e viene influenzato il movimento degli impressionisti francesi nato ben più tardi ed informato delle nuove tendenze dalle frequenti visite a Parigi dei nostri artisti.

I principali esponenti di questo movimento sono: Serafino De Tivoli, Vincenzo Cabianca, Cristiano Banti, Nino Costa, Vito d'Ancona, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati, Raffaello Sernesi, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, in campo pittorico. Teorici del gruppo sono invece, (come detto poco fa nelle righe precedenti) Diego Martelli critico d'arte del movimento ed Adriano Cecioni che dettò le regole basilari dello "stile". Il movimento si affermò definitivamente all'Esposizione Nazionale di Firenze del 1865 e si propose di rinnovare la cultura pittorica nazionale. La poetica macchiaiola è verista opponendosi al Romanticismo ,al Neoclassicismo e al Purismo accademico, e sostiene che l'immagine del vero è un contrasto di macchie di colore e di chiaroscuro: la MACCHIA.

Giovanni Fattori  Telemaco Signorini  Silvestro Lega Odoardo Borrani  Diego Martelli  Vincenzo Cabianca

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